Quale scuola intraprendere per diventare interprete?

Traduttore” e “interprete” sono termini spesso usati in modo intercambiabile, soprattutto nei film e nei programmi TV.

Se la tua ambizione è quella di sederti a una scrivania circondato da dizionari e manuali di linguistica e creare con cura un documento che riproduca il significato dell’originale, allora la traduzione potrebbe essere la tua strada.

Se preferisci essere nel vivo della conversazione, aiutando parlanti di lingue diverse a comprendersi in tempo reale, potresti voler diventare un interprete.

Il percorso per lavorare come interprete

Il primo requisito fondamentale, a prescindere dalla scuola che si sceglie, è l’attitudine linguistica. Alcune persone sembrano avere una predisposizione naturale per l’apprendimento delle lingue, rendendo una carriera nell’interpretariato la scelta più realistica.

A meno che tu non sia cresciuto bilingue, raggiungere una fluidità di livello professionale come interprete non è un compito che si ottiene in pochi mesi. Per interpretare professionalmente, devi imparare le tue lingue a uno standard più elevato rispetto a un hobbista. La lingua è più del vocabolario e della grammatica; devi capire le persone che lo parlano. Per fare ciò, devi imparare la lingua nel suo contesto culturale in continua evoluzione. Detto questo, con i giusti metodi di apprendimento, chiunque può imparare una seconda lingua.

Il Percorso Universitario

L’iter per affermarsi come interprete prevede l’iscrizione ad un corso di Laurea Triennale in Lingue, da completare con un corso di Laurea Magistrale in Lingue. Particolarmente indicati sono gli indirizzi di Mediazione Culturale, che permette di approfondire le diverse culture, così come Lingue Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale.

Ad ogni modo, un percorso accademico quinquennale di darà l’opportunità di conoscere un’altra lingua a livello altissimo e specialistico. Ma anche la pratica sul campo svolge un ruolo fondamentale nel percorso formativo: il nostro consiglio è quello di partecipare ad un programma Erasmus, per entrare a contatto con la lingua direttamente nel suo contesto parlato, sviluppando anche la fluidità richiesta per traduttori ed interpreti.

Chi non ha le risorse economiche per affrontare un trasferimento in un altro paese, e questo bisogna sempre ricordarlo, può comunque usufruire oggi dei diversi contributi dell’Unione Europea (come il programma comunitario Socrates).

Le scuole di specializzazione

Un’altra strada che è possibile intraprendere per lavorare come interprete è quella dei corsi professionalizzanti. In questa categoria rientrano le celebri Scuole di Interpretariato e Traduzione di Trieste, Bologna e Roma. Da considerare anche i Master istituiti da organizzazioni pubbliche e private, che sviluppano programmi pensati appositamente per i traduttori.

Sbocchi lavorativi

In una società multiculturale e in continuo fermento come la nostra, l’interprete può sfruttare a suo vantaggio tantissime opportunità lavorative. Per iniziare la gavetta professionale ci si può proporre presso le tante ONG o associazioni che operano in ambito internazionale. Enti e Istituzioni Comunitarie (in Italia e all’estero) sono poi quelli che a livello numerico garantiscono molte più possibilità di inserimento in questo settore.

L’interprete può lavorare presso aziende private, curando i rapporti con i partner esteri, presso eventi e conferenze, come freelance al libero servizio di compagnie, aziende e società, ma anche come traduttore letterario ed editoriale.

Se si conoscono bene le lingue e si desidera viaggiare, entrare in contatto con un ambiente multilingue e multietnico, potete cogliere al volo le opportunità offerte dalla Comunità Europea presso le cui istituzioni si può lavorare come interprete e o traduttore.

Il percorso formativo dell’interprete non si esaurisce con l’inizio dell’attività lavorativa, ma deve far fronte a competenze da acquisire e rinnovare continuamente.

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